venerdì, febbraio 17, 2006

Il coraggio intellettuale della verità...

La vita è bella perchè ogni tanto ci si imbatte in qualcosa che fa riflettere, che condividiamo o meno, ma che comunque ci sorprende. Oggi Il Foglio propone una lettera di Luca Ricolfi, che condivido in tante parti.
Riconosco anch'io che nel nostro modo di vivere la società spesso ragioniamo per ideologie e categorie senza stare troppo attenti (anzi spesso ignorando del tutto) i chiaroscuro della verità. E' un pò il continuo giuoco elettorale, è un pò il voler mettere la testa sotto la sabbia per non vedere quello che ci disturba, è un pò il non voler mettere in gioco la propria intelligenza. Pensare affatica.
Io mi ci metto per primo e riconosco che spesso ragiono più in base al mio pensiero, che alla verità, più in base al preconcetto, che all'analisi. Per questo mi ha colpito, perchè mi ci ritrovo, io caratterizzato dalla mia inferiorità e indeguatezza morale (quasi antropologica).
La ricerca della verità (sia con la "v" minuscola che con quella maiuscola) è difficile, è un percorso lungo e drammatico, ma penso che valga la pena di provare.
Qui ve la riporto (la lettera, tranne brani che reputo secondari):
"Al direttore - Ho trovato molto interessante l’analisi che il Foglio ha dedicato oggi alla “sindrome D’Orsi”, ossia alla paura che ogni studioso di sinistra proverebbe non appena le sue analisi, documentate ma scomode per la sinistra stessa, vengono “strumentalizzate dalla destra”. Possiamo continuare il discorso? Intanto vorrei raccontare il lato personale della faccenda. Ho cominciato ad avere gravissime riserve sulla mia parte politica più o meno venti anni fa, ossia quando mi sono accorto del disastro che la “cultura di sinistra”, profondamente antimeritocratica e chiusa nei suoi clan, stava producendo nella scuola e nell’università. Gli anni dell’Ulivo al governo hanno solo rafforzato i miei dubbi, e ne hanno aggiunto uno nuovo: perché la sinistra, che pure controlla tanta parte della produzione culturale, è così poco interessata a capire come vanno le cose? Perché è così ostinatamente attaccata ai propri luoghi comuni? Perché non va mai a controllare se ciò che dice è vero? I miei ultimi quattro libri, usciti fra il 2001 e il 2006, sono semplicemente tentativi di dare risposte a domande vere sulla società italiana. Non so se le mie analisi siano perfettamente adeguate, ma posso dire che ho scritto quei libri senza conoscere in anticipo le risposte. Naturalmente mi sono chiesto se i miei dati sarebbero stati strumentalizzati, da destra e da sinistra, e sapevo perfettamente che ciò sarebbe avvenuto. Il mio “Dossier Italia” dell’anno scorso è stato agitato da Rutelli contro la destra, e da Follini contro la sinistra. Oggi “Tempo scaduto” è usato dalla destra più che dalla sinistra non perché le sue analisi diano ragione alla destra, ma perché la sinistra – non occupandosi più della realtà – non ha tempo per informarsi sulle cose di cui parla. Mi ha molto colpito, ad esempio, vedere ieri sera l’unico ospite di sinistra invitato a Otto e mezzo che leggeva un contratto con gli italiani falso (nel contratto non si parla di “dimezzamento dei reati”), e parlava di un libro che evidentemente non aveva letto. Se lo avesse letto, si sarebbe difeso assai meglio. I miei libri sono uno shock per la sinistra non perché dicano cose sconvolgenti, ma perché da troppi anni la sinistra dipinge il mondo come non è. Dunque rassicuratevi. Gli elogi della destra, tanto più se vengono da persone come Bruno Tabacci, non mi turbano minimamente. Che dicendo la verità sarei stato considerato un traditore era nel conto. Figuriamoci se non mi aspettavo i rimbrotti dei militanti e le lezioncine dei maestrini “de sinistra”, come li chiamate voi. Quanto ai salotti di ogni genere e specie, ne sto alla larga da sempre. [...] Lei mi dirà: allora perché tutte queste precisazioni e distinguo, la lettera al Giornale, l’intervista al Riformista, l’articolo sulla Stampa? Glielo spiego subito. Ho un sogno, che condivido con Piero Ostellino e molte altre persone di destra, di sinistra e non schierate. Più di quante si creda, a giudicare dalle simpatie che sta suscitando la Fondazione David Hume (il manifesto lo trovate sul sito www.polena.net). Il sogno è questo: vivere in un mondo in cui cessi di essere vero quel chediceva Pasolini: “Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia”. Il sogno, in breve, di un’opinione pubblica adulta, alimentata da giornalisti che fanno i giornalisti, e da studiosiche fanno gli studiosi. Sono stanco di riversare sui politici colpe che sono anche nostre. L’Italia ha i politici che ha anche perché noi – cittadini, giornalisti, studiosi – non amiamo abbastanza la verità, e quindi permettiamo ai politici di essere quello che sono. Ma per me amare la verità significa non solo raccontare cose vere, senza chiedermi a ogni sillaba “a chi giova?”. Amare la verità significa raccontare tutta la verità, non usare trucchetti statistici o retorici per nasconderne un pezzo, e anche non mettere in bocca agli altri quello che non hanno detto. Come vede, la sindrome del “qui lo dico e qui lo nego” proprio non c’entra. Nei giorni scorsi io non ho smentito, attenuato, o rettificato qualcosa che avevo effettivamente detto: semplicemente non ho mai scritto che “i dati dimostrano che sono stati centrati 4 obiettivi su 5”, come mi ha fatto dire un titolo virgolettato del Giornale. Quel che ho scritto, e confermo bit per bit, è che Berlusconi non ha onorato il contratto, ma avrebbe potuto onorarlo se alcune circostanze avverse e imprevedibili non si fossero verificate. Come diciamo in Piemonte, “se mia nonna avesse le ruote sarebbe un tramvai” (tram, in italiano). Perché dedurne, contro le regole della logica, che “mia nonna è un tramvai”?
Cordialmente
Luca Ricolfi

9 Comments:

Anonymous Anonimo said...

un successone questo pezzo :-D

e grazie per i commenti sempre puntuali da me!

9:49 PM  
Anonymous Anonimo said...

Bella...

1:00 AM  
Blogger valeforn said...

testimonianza cristallina che le persone omeste con se stesse prima ancora che con gli altri esistono da tutte le parti. che lo schemino troppe volte propinatoci del cattivi siete voi e i buoni invece noi non sempre è applicabile, per fortuna.
ma allora io mi chiedo, perchè la politica la fanno altri? ma soprattutto perchè la fanno quelli che sputazzano chi, criticamente parla fuori dal coro, dicendo il vero?
un saluto
Valeforn

7:13 AM  
Blogger SGS said...

Ciao a tutti e grazie di essere passati!
@Water: è sempre un piacere passare da te!
@Valeforn: la politica è un pò come le donne... non si può vivere senza ;-) ma capirla beh quello è un'altra storia!

6:57 PM  
Anonymous Anonimo said...

comunque sto ricolfi sa come fare i soldi, diciamolo :-D

10:51 AM  
Blogger SGS said...

non ci vedo nulla di male ;-) in questo è senza dubbio più furbo di me!

10:58 AM  
Anonymous Anonimo said...

Be', voglio dire: secondo me i sinistri lo comprano per incazzarsi, perchè gli piace essere incazzati. Noi destri lo leggiamo perchè ci piace sentirci dare ragione (a fine libro uno di destra dice: io l'ho sempre detto che i sinistri sono dei coglionazzi) :-D

Quelli di sinistra danno del coglionazzo a lui, che sotto sotto se la ride :-)

6:16 PM  
Anonymous Anonimo said...

ps.: ieri era da Ferrara :-)

11:34 AM  
Blogger SGS said...

Sì, ho visto un pezzetto e mi ha fatto una bella impressione.

11:38 AM  

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